Il futuro è relazione
La parola d’ordine del futuro? Potrebbe essere “relazione”.
In un mondo sempre più globalizzato – in cui la pandemia ha stravolto le modalità dei rapporti umani ed economici, e in cui la minaccia di una guerra vicina ci riporta a paure che speravamo sepolte da decenni – forse non è più sufficiente pensare a nuovi paradigmi di sostenibilità ambientale (che sempre più spesso entrano a far parte del nostro quotidiano, anche per le concrete minacce che il clima del pianeta ci consegna ogni giorno).
Occorre fare un passo ulteriore in avanti, che pure sembra abbinarsi in maniera spontanea e naturale alla crescente sensibilità ambientale. E questo passo riguarda appunto le relazioni umane: in altre parole, come poter affrontare un mondo complesso, anche dal punto di vista tecnologico, partendo però sempre dall’uomo, dal suo rapporto con gli altri, da un sentimento che è fondamentale per la vita di tutti ma per anni è sembrato alieno dai rapporti lavorativi o comunque non particolarmente intimi: l’amore.
Sono temi decisamente importanti, non serve sottolinearlo. Eppure stupisce – e merita tanto di cappello – la decisione di due imprenditrici venete di costruire su questa filosofia di relazione e di sentimento un inedito appuntamento fieristico, la cui edizione zero si è svolta pochi giorni fa in fiera a Vicenza. “Edizione zero” perché nella mente di Ketty Panni e Ombretta Zulian questa è una manifestazione da ripetere ogni anno (le date dell’edizione 2023 sono già fissate, a metà maggio) e da esportare quanto prima anche all’estero, perché relazioni e amore non hanno certo confini geografici.
Così come non hanno steccati tematici: ecco allora che nella tre giorni vicentina, nell’ambientazione davvero suggestiva curata da Duccio Forzano, di relazioni si è parlato davvero a 360 gradi. Dall’educazione allo sport, dalla cultura alla medicina, dal turismo all’economia: con dibattiti, spettacoli e laboratori alla presenza di ospiti di grande spessore. Alcuni anche di chiara fama: per le serate di richiamo sono stati a Vicenza Vittorio Sgarbi ed Enzo Panariello, Noemi ed Ernesto Assante; ma fra gli ospiti delle decine di incontri svoltisi durante la tre giorni vicentina (in presenza o via web) il parterre ha registrato nomi del calibro di Vandana Shiva e Sebastiano Zanolli, Luca Mercalli e Dino Meneghin, Stefano Zamagni e Ilvo Diamanti.
Ma non solo i grandi nomi hanno fatto grande l’evento: decine di altri protagonisti hanno messo il loro mattone per rendere davvero ricco questo nuovo Festival, lasciando decisamente soddisfatte le due battagliere artefici di un “modello” culturale che forse non a caso nasce in Veneto (dove la commistione fra cultura, economia e volontariato ha basi più solide che altrove) ma che ha tutte le carte in regola per allargarsi a macchia d’olio.
Alberto Mazzotti
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